La Casa del Tesoro, di Gianpietro Milani

LA CASA DEL TESORO

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A pochi passi dall’Albergo Ascona c’è una casetta seminascosta tra la vegetazione (è rimasta disabitata per 16 anni) e nemmeno agevolmente accessibile. È appartenuta a Luigi Pericle Giovannetti (1916-2001), un artista assurto a fama mondiale, ma poi isolatosi qui in una sorta di ritiro spirituale. Benché piccola la casa ha serbato in sé un grande tesoro, venuto alla luce solo pochi mesi fa. Per farci svelare questo sorprendente mistero abbiamo ascoltato l’avvincente racconto di Andrea e Greta Caroni, proprietari dell’Albergo Ascona.

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Quando e come avete conosciuto Luigi Pericle Giovannetti ?

Lo ricordo molto bene, perché andavo a trovarlo regolarmente, qui di fianco a noi, nella casa dove aveva già vissuto temporaneamente mio padre negli anni ’40-’50, prima di trasferirsi in villa Favorita e poi in villa Crocetta. Da bambino pensavo di andare a vivere lì: per me era la mia casa. In seguito andavo a trovarlo, parlavo con lui, perché ero attirato da questo personaggio fascinoso, un vero saggio. Mi ha anche fatto l’oroscopo, che poi ho ritrovato tra le varie sue cose. Andavo da lui per chiedergli il permesso di tenere una festa, se potevo far rumore il sabato sera. Alla fine riuscivo a convincerlo, lui sempre molto gentile, anche se non ne era molto contento. Ora effettivamente lo capisco.

Poi gli anni sono passati. Sono partito per gli studi. Al mio ritorno lui non c’era più. È deceduto nel 2001, preceduto dalla moglie, spirata 4 anni prima. E così la casa è rimasta disabitata per 16 anni, finché l’anno scorso l’abbiamo acquistata noi.

L’abbiamo comperata con tutto il contenuto: con i suoi libri, i suoi scritti, le sue ricerche, le opere (quadri); vi abbiamo scoperto quaderni di omeopatia, agopuntura, chinesiologia, astrologia …

Era un grande maestro, di alto livello: parlava italiano, francese e tedesco, sapeva l’inglese, greco e latino, e ha pure studiato il  giapponese, il cinese e l’antico egizio; studiava religioni comparate, teosofia. Le sue opere sono quindi frutto di tutti questi suoi studi molto profondi un po` in tutte le discipline immaginabili. I suoi conoscenti lo ricordano come una personalità affascinante proprio per la sua vasta cultura e serietà inconsueta. Per anni è andato in India da Aurobindo, ci sono lettere della sua segretaria Mer; si trovano i libri di Rudolf Steiner e di tantissimi autori e discipline olistiche … Insomma, era un vero monteveritano.

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Quale è stata la sua carriera artistica?

Luigi Pericle nasce a Basilea nel 1916 da una famiglia modesta. Ha anche vissuto la povertà perché il padre era un immigrato, che veniva da Monterubbiano Marche. Ha potuto studiare a una scuola d’arte. Ma a 17 anni era già troppo sveglio, non accettava gli insegnamenti. Studiava già il Buddismo Zen all’epoca. Si fa espellere dalla scuola ma prosegue da autodidatta: tutto quello che apprende lo studia da solo.

Diventa famoso mondialmente con la marmotta MAX, firmata Giovannetti, grazie dapprima al periodico satirico Nebelspalter e poi con l’editore Macmillan di New York e Londra. Pubblica sul Washington Post, Herald Tribune, Daily Telegraph e sulla famosa rivista Punch. Diventa ricco e famoso. Appassionato di meccanica Compera una Ferrari, non una qualsiasi ma quella di Roberto Rossellini e di Ingrid Bergmann, poi ne compera un’altra, una 275 GB, appartenuta all’ ex pilota di formula uno Mike Parkes, e un’Aston Martin DB 2 …

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Quando è stato scoperto quale pittore?

Nel 1959 sta dipingendo, ma distrugge la sua produzione figurativa degli anni 30-40. Segue quindi il periodo di astrattismo, informale, metafisico, pur non facendo parte di alcun movimento possiamo ritrovare connessioni con la seconda scuola di Parigi, con pittori come Hans Hartung, Tapiès, Soulages, Corneille, Asger Jorn … Dal 62 al 65 espone in Inghilterra grazie a Sir Herbert Read, uno dei più importanti critici d’arte dell’epoca. Sir Herbert Read era stato il curatore e consigliere artistico di Peggy Guggenheim, che voleva creare il museo di arte moderna a Londra, solo che, a causa dei bombardamenti nazisti sulla City, la mostra non fu mai realizzata e lei prese con sé tutti i suoi dipinti e fuggì dapprima verso il Sud Europa e poi a New York. Sir H. Read era un anarchico, lo troviamo citato insieme a Elliot e di Orwell, ma onorato del titolo nobiliare per i suoi meriti culturali. Fondatore dell’istituto di arte contemporanea di Londra e uno dei massimi critici dell’epoca. Ho capito il calibro di Pericle quando ho letto il testo di Read su di lui. Herbert Read, che partecipava pure ai convegni Eranos quale relatore, tra il ‘52 e il ‘64, viene a trovare Pericle quassù, vede e s’innamora delle opere di Pericle, che valuta come importanti. Ne parla con Hans Hess, il curatore del Museo e del Festival di York , un peso massimo in Inghilterra, che porta Pericle a fare una grande tournée dei musei inglesi (York, Bristol, ecc.), dove pure può esporre, fino ad arrivare a Londra, alla Tooth Gallery, dove uno dei massimi esperti Spencer Summers, gli dedica due mostre: una collettiva e una personale; la collettiva, Color, Forme and Textures, è insieme a Jean Dubuffet, Corneille, Asger Jorn, Saint Francis, Frank Stella, tutti grandi dell’epoca; nell’altra collettiva  Contrast in taste c’è anche Picasso; e poi una personale solo di lui, che ha grande successo, dove riesce a vendere tutto, anche a grandissimi collezionisti quali Lady Tate, Basil De Ferranti (Parlamentare), la figlia di Alec Douglas-Home, primo ministro inglese. Tutto ciò è documentato dai materiali trovati ed è frutto di un anno di ricerche. Quindi Pericle è già molto conosciuto. Martin Summers, oggi decano delle gallerie inglesi, che direttore presso Tooth Gallery negli anni 60, è del parere che LPG avrebbe meritato più promozione, oggi dovrebbe essere al pari di Paul Klee ma Pericle non ha voluto ed è quindi stato dimenticato.

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I mecenati Staechelin

Nel 1959 Peter Staechelin, della famiglia di collezionisti di Basilea, diventa il suo ammiratore principale e gli commissiona molti quadri in cambio della casa di Ascona oltre a molto denaro, che Pericle gli restituirà prima di morire, sdebitandosi totalmente in questo modo.

DU, la prestigiosa rivista culturale svizzera, nel febbraio scorso ha dedicato l’intero numero alla saga della famiglia Staechelin. Lì, insieme a Picasso, Gauguin, Manet, Van Gogh … troviamo anche opere di Pericle e un ritratto di Peter Staechelin sempre dello stesso Pericle. Staechelin ha venduto dei Klimt e dei Schiele per questa operazione con Pericle! È L’ultimo artista Peter G. Staechelin compera, lui abituato ad acquistare solo artisti già famosi in questo caso è mecenate. Il figlio Ruedi, dopo la morte del padre Peter in un incidente aereo insieme all’altro figlio e la sua fidanzata, insieme s’incarica di pubblicare il catalogo delle opere con le edizioni De Agostini.

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Ma Pericle ora rifiuta la fama…

Quando sta per accedere di nuovo alla fama mondiale, già avuta con MAX, decide di ritirarsi dal mondo.  Dopo la scomparsa di Herbert Read (1968), di Hans Hess e di Peter Staechelin … e dopo aver rischiato un incidente con la sua ferrari a Golino, Pericle sente che deve ritirarsi nel suo romitaggio. Vende le macchine sportive, compera un più modesto Maggiolino e cambia vita. Diventa vegetariano, non esce mai dopo le 6 di sera, non beve né fuma, fa vita monastica insieme alla moglie, anche lei artista. Fino al 1980 dipinge senza più esporre, malgrado sollecitazioni da più parti. Non vuole più saperne né della fama, né del denaro, né di esposizioni. Non si lascia nemmeno intervistare, respinge anche i giornalisti come alcuni hanno fatto : un’ esempio potrebbe esser Salinger dopo “Il giovane Holden”.

Luigi Pericle Giovannetti a 46 anni desidera solo progredire spiritualmente e nella sua arte, che per lui erano tutt’uno. Le sue opere erano espressione della sua meditazione e del suo studio.

 

 

Che significato e importanza hanno questi lavori?                        

Oggi Philip Daverio, rinomato critico d’arte italiano, ha spiegato i lavoro a china sono opere definitive, non bozze o disegni preparatori. Pericle usava questa carta carissima di seta polverizzata per evitare l’effetto riflettente del cartoncino. Dipingeva su tela negli anni ‘60 e in seguito su masonite, un supporto di tipo ligneo, fino al 1980. La tecnica va ancora meglio definita, un’esperta del Masi di Lugano ci aiuterà in proposito. Nei cataloghi trovati si spiega che arrivava a stendere fino a 40 strati di pittura che poi raschiava per far emergere i colori ai livelli desiderati. Sembra si tratti di una tecnica antica, segreta, di ascendenza medievale, forse Fiamminga. Pericle affrontava un tema e poi lo sviluppava fino in fondo per poi cambiare. Nel catalogo è da notare che in calce a molte opere si trovano delle citazioni di grandi maestri spirituali essendo Pericle affascinato dalla mistica universale. Nella sua la corrispondenza si troveranno lettere direttamente degli ambasciatori in Giappone e Cina che gli inviavano trattati di calligrafia.

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E dopo la pittura la scrittura …

Dal 1980 al 2001 Pericle non ha più dipinto, ma si è dedicato alla scrittura. Ho qui il suo romanzo Bis am Ende der Zeiten, mille pagine da pubblicare ancora, poiché lui ne ha pubblicato solo un estratto, dal titolo Amduat, (nell’antico Egitto è il trattato delle dodici ore notturne/prove che il dio Sole attraversa/supera prima di tornare a risplendere). Amduat di Giovannetti È un romanzo di fantascienza, si parla di un Arca, di navi spaziali, viaggi nel tempo di antichi Egizi e iniziazioni alla scultura sacra.

 

Ora stiamo catalogando e fotografando tutto il contenuto di questo archivio. Ne nascerà una monografia e speriamo un’esposizione al MASI, a Venezia e forse in tutto il mondo, lo speriamo tanto.

 

Per saperne di più si veda il sito:

www.luigipericle.com

Intervista realizzata da Gianpietro Milani

 

Vedi anche il video di Philippe Daverio :

 

O il video in Inglese

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